Oggi le persone si trovano costrette a sopportare dei ritmi di vita molto intensi, che inducono a pensare che le ore della giornata o della settimana siano inesorabilmente “troppo poche”, così come che il cosiddetto tempo libero sia praticamente un lusso di cui pochissimi possono godere. Viene automatico pensare al lavoro, al traffico o alla congestione dei mezzi pubblici, ma non dimentichiamoci che anche gli impegni familiari, per quanto possano essere graditi e ricercati, possono contribuire all’erosione degli spazi personali.
Quello che comunemente viene chiamato stress indica proprio lo stato psico-fisico in cui si rischia di scivolare se si lascia che gli eventi esterni prendano il possesso di ogni minimo spazio della nostra vita.
Dedicare tempo a sé stessi è importantissimo, perché permette di contrastare la cronicizzazione patologica dello stress, che spesso si associa ad abitudini di vita disfunzionali, quali fumo, vita sedentaria e routinaria o irregolarità nell’alimentazione. In epoca moderna gli psicoterapeuti si trovano a dover promuovere il concetto di “tempo personale” o “tempo per sè” ai loro pazienti, perché in modo ed in misura diversa le persone si trovano a trascurare i propri spazi per far fronte della necessità di dover adempiere a doveri di vario genere. È un argomento trasversale che accomuna persone diversissime fra loro.
Per molti versi questo risulta essere uno dei nodi cruciali di molte psicoterapie, e quindi anche uno dei più difficili da sciogliere.
Il concetto di “tempo personale”, esula da qualsiasi definizione scientifica, in quanto risulta essere declinato in modo diversissimo da persona a persona. Suggerire al paziente cosa fare nel proprio tempo libero sarebbe assolutamente improduttivo, in quanto equivarrebbe ad una forzatura che potrebbe rischiare di assomigliare ad una prescrizione di un’attività da compiere, che si configurerebbe quindi come l’ennesimo impegno da aggiungere ad un’agenda già nutritissima di appuntamenti e cose-da-fare.